Sembra giunto finalmente al termine l’annus horribilis dei mutui, che nel 2023 ha visto i valori impennarsi di oltre 3 punti percentuali per il variabile e di circa un punto percentuale per il tasso fisso. Una stagione segnata da ben dieci aumenti consecutivi dei tassi della Bce, che ha scatenato reazioni quasi immediate dei tassi Euribor e IRS, ai quali i nostri mutui si agganciano prevalentemente.

L’inversione di tendenza si è intravista alla fine dell’anno appena chiuso, quando l’Euribor a 3 mesi è passato dal 3,97% di novembre al 3,93% di dicembre e l’IRS ha fatto registrare il 2,61% a dicembre dal 3,12% del mese precedente. Stessa cosa per l’IRS a 30 anni, che ha segnato il 2,42% dal 2,88% precedente (dati Osservatorio MutuiOnline.it).

Solo un’anticipazione di quanto probabilmente potrà accadere nel prossimo futuro, quando secondo le previsioni degli esperti i tassi dovrebbero ridursi di 1,5 punti nel 2024 e di un altro mezzo punto nel 2025, con nuove possibilità per le famiglie di accedere a un mutuo con una spesa ragionevole.

La simulazione del mutuo

Se un tempo occorreva recarsi in banca per parlare di mutuo e aspettare di ricevere i preventivi dell’istituto di credito, attualmente per avere un’idea della spesa che comporta un finanziamento per la casa basta sedersi comodamente sul divano e fare una simulazione con un comparatore. Con MutuiOnline.it ad esempio si potranno usare strumenti studiati ad hoc come la simulazione mutuo, che consente di calcolare la rata e dunque l’esatto impegno mensile di spesa derivante da quel mutuo, oltre all’ammontare da rimborsare in termini di capitale e interessi.

Per ottenere queste preziose informazioni, è sufficiente conoscere l’importo del mutuo, la sua durata, il tasso a regime (IRS se fisso ed Euribor se variabile) e infine lo spread che la banca si riserva per l’operazione. Dopo aver compilato questi facili campi, il sistema calcolerà la somma da rimborsare nelle sue due parti, quota capitale e quota interessi.

Perché i tassi si ridurranno nel 2024

Il dato praticamente certo che induce all’ottimismo sui tassi di interesse è che la Bce è intenzionata a ridurre il costo del denaro nei prossimi mesi e i primi segnali ci sono dalle rilevazioni sulle nuove erogazioni: dopo 2 anni di aumenti, i tassi medi già a dicembre scorso hanno registrato il primo lieve calo.

A rafforzare la tesi degli esperti sulla futura riduzione dei tassi di interesse, le quotazioni al ribasso dei futures sull’Euribor, ma anche lo stop dell’inflazione verso l’obiettivo del 2%, che ristabilisce gli equilibri persi nel 2022 e apre a una politica di ribassi dei tassi per dare nuovo vigore al mercato dei mutui.

Torna l’interesse per il tasso variabile

La nuova condizione dei tassi risveglia l’interesse per la flessibilità del tasso variabile, fino a poco tempo fa scelto solo dal 5,3% dei mutuatari per via della sostanziale differenza con il tasso fisso.

Una riduzione dei valori dell’Euribor dell’1,5% porterebbe di fatto la rata di un mutuo a tasso variabile di 200.000 a 30 anni a ridursi di oltre 150 euro al mese.

Premesso che quella tra tasso fisso e variabile non è mai una scelta conveniente in assoluto, le valutazioni vanno fatte sulla base di fattori personali e anche in relazione al tipo di finanziamento: per durate ad esempio molto lunghe, bloccare il tasso è sì rassicurante, ma non permette di beneficiare dei periodi di ribasso dei tassi e del taglio della rata che questo fenomeno comporta.

Allo stesso modo, se si è all’inizio dell’attività lavorativa e la prospettiva è di crescita professionale, con molta probabilità in futuro si disporrà di un reddito più alto che consentirà di affrontare anche la vulnerabilità dei tassi e l’aumento della rata.